Duomo di Sant'Andrea Apostolo - prolocoveroli

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Duomo di Sant'Andrea Apostolo

fotografie di Antonio Grella

Il Duomo di Sant’Andrea Apostolo, di origine romanica, venne costruito nel secolo XIII ampliando un edificio paleocristiano del IV secolo, situato sull’area dell’antico Forum Verolanum. Un'epigrafe, conservata nella cappella del Tesoro della chiesa, costituisce il più antico documento della storia della cattedrale, e ricorda che il primo dicembre dell’anno 384 fu sepolta nel Duomo la salma del presbitero Marturio, un martire cristiano. Altri due frammenti di lapidi dei secoli IX e X, murati nei pilastri del presbiterio, testimoniano le antiche origini della Cattedrale.
Nel 1350, a causa di un violento terremoto, la chiesa restò notevolmente danneggiata ed in parte distrutta, ma fu subito ricostruita. Come si legge nella iscrizione posta nella facciata, nel 1706 il Vescovo De Zaulis curò la realizzazione dei lavori che diedero l’aspetto attuale alla Cattedrale; però, l’artistico rosone centrale è quello che già ornava la facciata gotica del XIV secolo. Il massiccio campanile fu costruito sopraelevando una antica torre romana, che doveva essere collegata con altre costruzioni fortificate attraverso un passaggio sotterraneo che si sviluppava sotto la piazza odierna. All’esterno, è ancora visibile un elemento dell’architettura gotica: un parziale arco a sesto acuto posto sulla porta laterale sinistra. All’interno, le tre navate sono divise da pilastri romanici; i lavori effettuati tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700 hanno dato l’aspetto barocco a tutta la chiesa, trasformando gli elementi romanici e gotici. Nell’abside, il coro ligneo, artisticamente intagliato, fatto costruire nel 1624 dal Vescovo Asteo, ha sostituito quello romanico in pietra, del quale si conserva nella cappella del Tesoro la croce cosmatesca, che sicuramente ornava la sedia episcopale. In una cappella della navata sinistra si ammira una tela meravigliosa per la luminosità e la delicatezza cromatica, pur nella drammaticità di alcune figure: “Il martirio di San Bartolomeo” del pittore polacco Taddeo Kuntze (1731-1793), seguace del Maratta e del Giaquinto. Sull’altare della cappella del sacramento è collocata una tela del 1604, che rappresenta i Santi: Maria Salome, Biagio e Demetrio, del pittore Federico Buccatti di Alatri. Lungo la navata destra, nella terza cappella, è costudita una parte del ricchissimo Tesoro del Duomo. Già nel 1572 alcune preziose reliquie furono trasportate qui dall’abbazia di Casamari per motivi di sicurezza. Oggi è formato da oltre 600 reliquie contenute in cofani, urne, ostensori di inestimabile valore per l’alto significato artistico, storico e religioso. Vi sono esposti con molta cura: una grande croce astile in argento dorato del secolo XIII, che custodisce un frammento della Santa Croce di Gerusalemme e mostra il Cristo con gli occhi aperti, con la testa ornata di una corona regale e con i piedi forati separatamente da due chiodi: tale raffigurazione è davvero interessante e rara; altre due croci processionali d’argento, una del XIV secolo e l’altra del XV secolo; un calice d’argento di notevole capacità e la relativa patena, ambedue con medaglioni smaltati, fatti eseguire dal canonico verolano Nicola di Masio nel 1396; un busto reliquiario in argento dorato e sbalzato del sec. XIII secolo contenente la testa di Santa Maria Salome, protettrice di Veroli; un altro busto in argento martellato del sec. XIII, con frammenti delle teste dei Santi Giovanni e Paolo; un busto di Sant’Andrea Appostolo in argento; un braccio reliquiario in argento contenente un frammento delle ossa del braccio destro di San Matteo Evangelista; alcuni cofanetti d’avorio dipinti con decorazioni e motivi dell’arte siriaca e persiana. Nell’archivio capitolare, infine, sono custodite circa 1200 pergamene, che vanno dal IX secolo in poi.

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