Museo Civico - prolocoveroli

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Museo Civico

fotografie di Antonio Grella

Il Museo Civico Archeologico

Accanto alla storica raccolta ospitata nella Biblioteca Giovardiana, Veroli da alcuni anni a questa parte si è arricchita di un Museo Civico ospitato nei sotterranei del Palazzo Municipale, risalente nel suo impianto originale alla prima metà del XII sec.
La raccolta, ancora in fase di allestimento, ospita numeroso e significativo materiale recuperato in parte dalla benemerita opera di due appassionati cultori di storia locale: Giovanni “Nino” Papetti e Arduino Scaccia Scarafoni. Al primo, ispettore onorario alle Antichità e strenuo difensore del patrimonio storico-artistico di Veroli, si deve il salvataggio di importanti reperti rinvenuti all’Antera e a Sant'Angelo in Villa riferibili a ex voto del IV-III sec. a.C. e a un insediamento residenziale di età romana.
All'interno della città appare significativo il recupero, nell'area del Palazzo Macrì (Vicolo Terribile), di numerosi frammenti di ceramica a vernice nera e, in Via Gracilia, di un’oinochoe trilobata del gruppo cosiddetto del Fantasma, databile tra la fine del IV e l’inizio del III sec. a.C., di probabile produzione laziale.
Altri reperti provengono dalle indagini di Arduino Scaccia Scarafoni, più noto come “il pittore dei cavalli”, al quale Veroli deve importanti studi sullo stemma comunale. Attento conoscitore delle campagne verolane, le cui testimonianze archeologiche, a più riprese, segnalò al celebre topografo Giuseppe Lugli, ebbe il merito di aver contribuito al recupero, in contrada Case Branca di un monumentale sarcofago realizzato in pietra locale, con coperchio a due spioventi, oggi visibile nei pressi del Monumento ai Caduti della Prima e Seconda Guerra Mondiale, opera di V. Ierace.
Nelle vicinanze del sarcofago egli individuò due frammenti di kantharoi in bucchero databili al VI sec. a.C., un'ulteriore conferma della presenza in zona di reperti etruschi dopo l'antefissa di età arcaica ed un bronzetto di offerente di età ellenistica, un tempo conservati alla Giovardiana e oggetto negli anni '70 del cessato secolo di un furto.
Degni di attenzione, anche alcuni reperti donati dalla famiglia di Maria Rosaria Iocchi fra i quali emergono, per importanza, alcuni vasetti miniaturistici decorati con bugne, probabilmente databili ad età arcaica.
Segnaliamo, inoltre, la presenza di una vetrina nella quale è esposto materiale recuperato, liberando dalla terra di riporto accumulatasi nel corso dei secoli, la galleria esistente sotto Piazza Mazzoli. Fra i materiali qui esposti una bella antefissa frammentaria raffigurante la Potnia theròn (Signora delle fiere), giuntaci acefala e resa  nell’atto di afferrare due fiere anch’esse mutile.
Scendendo nel piano inferiore si può ammirare un imponente tratto di un muro in opera poligonale di quarto tipo (assai vicino alla quadrata) caratterizzato da un suggestivo bugnato rustico esaltato da un’accurata anathyrosis. Esso è presente anche nel limitrofo Palazzo Mazzoli che si addossa, sul lato S, alla Casa Comunale.
In questa Sala sono esposte due epigrafi romane, la prima delle quali menzionante un Gracchus, praefectus fabrum. La seconda, invece, è una base onoraria (CIL, X, 5796) posta a Lucius Alfius Valentinus, duovir di Verulae e curator rei publicae della colonia di Casinum da parte dell’ordo Seviralium et Augustalium.
Una terza iscrizione, in gran parte scalpellata in segno di damnatio memoriae di Benito Mussolini, si riferisce alle Sanzioni comminate, nel 1935, dalla Società delle Nazioni all'Italia in occasione del conflitto italo-etiopico. Essa era un tempo murata all'angolo tra Piazza Mazzoli e Piazza del Plebiscito.

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