San Paolo Apostolo - prolocoveroli

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San Paolo Apostolo

fotografie di Antonio Grella

Lungo via Giovanni Martello si ammira sulla destra imponente nella sua mole la chiesa di San Paolo Apostolo nella forma voluta dall’architetto De Donatis a croce greca. La grande cupola ed il possente campanile dominano le vedute della città di Veroli. Dai numerosi frammenti di ornati e simboli altomedievali, murati nella parete della facciata e della canonica, si comprende immediatamente che la sua origine va trovata in epoche lontane fino ad ipotizzarla in età longobarda. Sull’altare maggiore è posta una grande tela di San Paolo opera del pittore verolano Vincenzo Bubali. Il precedente dipinto, presumibilmente del XVIII secolo, è oggi collocato in sagrestia. Dello stesso Bubali sono le tele poste sulle pareti dei piloni della cupola e raffigurano: la sacra Famiglia, il Sacro Cuore, santa Lucia e santo Stefano, sant’Antonio da Padova e sant’Antonio di Paola. La cappella di destra ha una tela raffigurante san Filippo e la Vergine, mentre in quella di sinistra vi è l’immagine della Madonna delle Grazie.
Probabilmente l’attuale costruzione deve aver sostituito un’ antica chiesa gotica, eretta nelle vicinanze delle "Piagge Atinate", il quartiere abitato temporaneamente dai giovani di Atina. Le "Piagge Atinate" riportano alla memoria avvenimenti lontani: tra le città di Veroli ed Atina nacque un profondo legame di amicizia durante le invasioni barbariche, nell’anno 411, quando i Visigoti arrecarono distruzione e morte tra le popolazioni della penisola italiana. Come tante altre città, anche Atina fu distrutta ed i suoi cittadini massacrati. Soltanto i fanciulli vennero risparmiati e trascinati in catene dietro i vincitori. Giunti nel territorio vennero riscattati e liberati dai verolani, e furono ospitati nella città, finché da adulti non tornarono nelle loro terre. Le due comunità si sentirono sempre unite e vollero stringere un patto di amicizia e di comune cittadinanza con un documento del 1615, riconfermato nel 1753 e conservato attualmente nella Biblioteca Giovardiana.

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